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Il pH in vasca (prima parte): acidi e tamponi

admin 29 Maggio 2010


Prima parte –  il pH Come si spiega in termini pratici il pH in chimica? In chimica, acidità significa proprietà di una sostanza di mandare in soluzione ioni di idrogeno H+, e si misura con il pH (potenziale Hidrogenium, potenz Hydrogen o pondus hidrogenii ) che rappresenta il logaritmo decimale dell’inverso della concentrazione di ioni H+ presenti nella soluzione stessa, secondo la formula  pH = -log10 (aH+) Se vogliamo trattare l’argomento pH delle nostre vasche, da un lato squisitamente tecnico, parleremo di alcuni processi fondamentali che giocano un ruolo cruciale su questo valore: processi che acidificano, e sostanze tampone che servono a stabilizzare il valore su un determinato range (il valore ideale per amazzonici non estremi è sicuramente pH 6,00). Un’acqua priva di sostanze tampone in grado di assorbire gli acidi (nel caso dell’acqua di rete sono i carbonati di calcio (CaCO3, abbastanza richiesti dai sistemi acquatici chiusi, sia dai processi di nitrificazione che dalle piante stesse, e GH ) se trattata con acidi di qualsiasi natura,  sarebbe un bacino di sbalzi che renderebbe per ovvie ragioni difficile la sopravvivenza persino ai batteri nitrificanti. Sono tanti i processi acidificanti, e sono tanti i processi biologici che dissociano le sostanze tampone (Ca, Mg, CaCO3), per tal motivo l’equilibrio acido/tampone è sempre ristabilito in parte da cambi d acqua, che vanno a reintegrare e smaltire acidi accumulatisi da queste dissociazioni (acido carbonico e acidi fosforici – fosfati). Un controllo delle acque (vasca – tanica) renderebbe quasi perfetto la stabilizzazione dei processi di rimodulazione tamponi/acidi. Non mancano più rilevatori a lettura continua che rendono l’acquariofilo meno schiavo di provette e reagenti quasi nella totalità rimpiazzati da sonde specifiche. Equilibrio dell’acqua su valori acidi e acidificanti: pro e contro.

Sostanze (Acidi) naturali


Torba, corteccia di quercia e pigne di ontano sono elementi specie-specifici che rilasciano acidi umici e tannici, espletando azione di scambiatori ionici, addolcitori. Nell’antico testamento si parla di Mosè che gettò in un pozzo di acqua salata e amara un grosso legno di faggio, rendendo l’acqua dolce, gradevole e potabile. Notevole è anche l’impatto della superficie del materiale che si utilizza per acidificare. Maggiore è la superficie a contatto con l’acqua, maggiore sarà la velocità di scambio ionico e di rilascio sostanze acide già citate. Ecco perché è più immediata la torba in fibre o in granuli come azione, rispetto alla quercia naturale che invece stagionata al punto giusto proprio per un lento e graduale rilascio viene usata per le barrique che ci regalano pregiati vini e fantastici armagnac. Doverosa premessa sulla torba è che, essendo una miscela di sostanze disomogenee, e proveniente da un processo di decomposizione incompleto, non ci è dato sapere quanto e come cede e rilascia, mentre vale per tutte le altre sostanze naturali, in quanto tali, hanno una soglia di azione che non è sempre prevedibile e ri-emulabile fedelmente ad ogni loro impiego, perché variano al variare della fonte stessa che ci fornisce tali prodotti. Volendo rimarcare il naturale impiego di addolcitori naturali, si possono elencare esempi quali acque minerali naturali che contengono alcuni di questi elementi. Volendo attribuire al volo una valenza biologica, tali sostanze che rilasciano acidi fulvici, stimolano “naturalmente” i pesci alla riproduzione. Al contrario una quantità eccessiva di composti umici(v. Rio Negro) inibisce la crescita delle piante e la colonizzazione batterica di substrati preposti (i filtri), perché svolgono un’azione “conservante” che rende difficile la vita di molti organismi e microrganismi.

Testo ispirato al saggio dell’Ing. Hanns-J Krause, del Notiziario 1/98. [Per parlarne nel forum]


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