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Hexamitosi e malattia del buco – Flagyl e Metronidazolo

admin 13 Novembre 2010


HEXAMITOSI Famiglia: Hexamitidae Causata da protozoi flagellati Genere: Hexamita Localizzazione: Tratto intestinale Fattori scatenanti: Cattivo stato di nutrizione, basse temperature e fattori di stress. Sintomi: Dimagrimento, inapettenza, feci bianche filamentose, ulcerazioni (buchi) all’altezza della zona frontale, perifrontale, occipitale del pesce. Trattamento: Metronidazolo. Terapie termiche (33/34° di temperatura per 5/6 giorni).


Un esempio di ‘buco’

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“altro esempio”

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Il discus in foto si è completamente ripreso con il solo ripristino della corretta durezza in vascaalt

caption] La cosiddetta “malattia del buco” rientra in quella categoria di sintomi accorpabili ad un attacco di Flagellati scientificamente denominato anche Hexamitosi. 

 

“Un ‘flagellato’. I flagellati rappresentano solo una definizione di una caratteristica fisica, ossia un organo di movimento del protozoo, appunto il flagello.”

 

Alla base di tale patologia indubbiamente un calo delle difese immunitarie ha un ruolo fondamentale, tant’è vero che per questo e altri motivi è soprannominata anche  la ‘malattia dei deboli’. I fattori che possiamo inoltre  definire predisponenti sono riconducibili il più delle volte o ad un cattivo stato di nutrizione – mangime congelato poco attendibile in termini di provenienza e stato di conservazione, basse temperatura – 23°C/25°C – oppure un eccessivo stress subìto dal pesce in questione. Abbiamo più volte avuto il piacere di sviluppare l’argomento insieme ad Antonio Gioia, esperto allevatore, circa la cura da effettuare utilizzando il principio attivo Metronidazolo. E’ inutile ritornare su vantaggi e svantaggi dello stesso, però per poter fare una diagnosi completa si devono conoscere gestioni e comportamenti del pesce relativi ad un lasso di tempo ben preciso. Eliminando i fattori sopra citati, e considerando un’oculata e completa gestione dell’acquario cercherei di capire il rapporto che ci può essere, a questo punto, tra durezza dell’acqua e attacco da Protozoi flagellati. Aumentando la conducibilità e quindi indurendo l’acqua possiamo trarre dei benefici circa lo stato del pesce, ma difficilmente si riesce a curare un pesce che presenta uno stadio avanzato di quel genere. La differenza tra gli allevamenti, tedeschi o asiatici, relativamente al valore della conducibilità, la si può notare solo per quel che riguarda il colore del pesce in questione, spesso si è potuto notare che pesci allevati a bassi valori di conducibilità presentavano un colore generalmente più chiaro  risultando difficile poter capire la loro discendenza in termini di genetica. Un altro fattore sta anche nella corporatura sicuramente più possente di un discus tedesco a differenza di quello asiatico. Detto questo, gli unici modi per affrontare e debellare questa patologia restano: Stato prima fase – termoterapiacalcio e vitamina d3 (AD3) – indurimento dell’acqua

Stato avanzato

Terapia farmacologica: -metronidazolo -dimetridazoloDifficilmente si riesce a debellare una patologia, nella fattispecie “la malattia del buco” (v foto) semplicemente indurendo l’acqua visto lo stato avanzato della patologia che emerge dalla prima foto. E quindi in quei casi si ricorre, ovviamente, all’utilizzo del Metronidazolo.

METRONIDAZOLO

Indicazioni: Flagellati intestinali (Hexamita i più diffusi) Dosaggio: 1 cp -250mg- ogni 50 litri d’acqua.

I vantaggi delle compresse sono sicuramente: facile reperibilità, basso costo. In tutti i casi i flagellati stazionano principalmente nello stomaco, gli  emoflagellati finiscono nel sistema circolatorio. Pertanto comunque l’ideale e la condizione fondamentale dovrebbe essere quella di riuscire a veicolare il principio attivo, attraverso il cibo, fino al tratto intestinale.


Quindi Possibile somministrazione nel mangime. Bisogna ripetere il trattamento dopo 5 giorni. Danneggia gli organi interni.

Farmacocinetica

Se da una parte è facile parlare senza avere esperienze dirette, dall’altra cercando di concretizzare dei concetti, ti imbatti in luoghi comuni che in effetti sono duri da smantellare. Esempio: comunemente metronidazolo e Flagyl sono la stessa cosa. Non è così. Se la scatola Metronidazolo e principio attivo Metronidazolo (2-(2-methyl-5-nitro-1H-imidazol-1-yl)ethanol oppure C6H9N3O3) erano fin’oggi la stessa cosa, da oggi fate che non è  così.

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Sostanzialmente quando si parla di molecole attive, ma anche di farmacocinetica, si legge (googlando) che non supera, per esempio la barriera placentare (nei mammiferi), ma si usa contro disturbi indotti dell’Helycobacter pylori (ulcera e gastrite) ed è smaltito al 90% per via epatica, portando con il tempo ad una neurotossicità, che si manifesta con sviluppata insensibilità degli organi sensoriali periferici, e ovviamente epatotossicità. Danneggia nei mammiferi la flora intestinale (e il filtro?). Questo è il quadro del principio attivo, mentre di fatto ci si convince che non avendo un grande potere d’urto dall’esterno verso gli organi interni del pesce (eccezion fatta per le branchie, che sono esposte ma nulla hanno a che dividere con i flagellati), ci si rende conto che si gioca con la quantità di principio attivo a) perché ormai i discus sono abituati ad un minimum di metronidazolo b) perché è l’unico modo per permettere al farmaco di raggiungere lo stomaco. Antonio Gioia:

La tossicità a livello epatico, è ampiamente dimostrata anche nei pesci. Purtroppo oggi la vera battaglia fra pesce e parassita si combatte non tanto sulle proprietà del farmaco quanto sulla tossicità e sulla capacità di resistenza dei due organismi a confronto. Questa considerazione dovremmo farla tutti ogni qual volta decidiamo di usare un medicinale, in qualsiasi caso anche laddove a soccombere nell’immediato è il parassita la battaglia purtroppo non sempre è vinta, le conseguenze del farmaco sul pesce le potremo verificare solo nel tempo. E’ importante ripetere ed invitare sempre chi si cimenta nell’ di queste amabile creatura ad un’attenta analisi prima di dosare un medicinale, come noi stessi abbiamo dimostrato si fa presto a dire Flagyl …poi dietro c’è tutta una storia fatta di additivi e eccipienti.

…che fanno la differenza tra Metronidazolo e Flagyl, quest’ultima la scorciatoia commerciale che, come saggiamente scinde Antonio Gioia, va valutata insieme agli eccipienti che porta con se. In sostanza vale sempre il detto “meglio prevenire che curare”, ricordando che nel caso dei parassiti commensali quali possono essere nematodi, cestodi e flagellati, è il sistema immunitario del pesce che gioca il primo ruolo sia nella causa che nella lotta, e che seppur è difficile ottenere pesci “parasites free”, dall’altro una buona cultura preventiva può evitare il tedio di cure che spesso portano verso il famigerato, inesorabile punto di non ritorno. Testi a cura di: Salvo Franchina (tatore) e con l’intervento di Antonio Gioia

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